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Eleonora, Claudia, Maria Margherita

..When you're close to tears remember, someday it'll all be over, one day we're gonna get so high. Though it's darker than December what's ahead is a different colour, one day we're gonna get so high..

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eleonora

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February 26

Titolo obbligatorio.

"[...] Allora addomesticami!"
"Cosa bisogna fare?" aveva chiesto il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", aveva risposto la volpe.
"All'inizio ti siederai un po' distante da me, così, tra l'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio, e tu non dirai niente. Le parole sono fonte di malintesi. Ma giorno dopo giorno, potrai venire a sederti un po' più vicino."
Il giorno seguente il piccolo principe era tornato.
"Sarebbe stato meglio tornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se, per esempio, arrivi alle quattro del pomeriggio, io comincerò ad essere felice sin dalle tre. Più passerà il tempo e più sarò felice. Quando ormai saranno le quattro, mi agiterò e mi preoccuperò: scoprirò il prezzo della felicità".

(Antoine Saint-Exupery -Il piccolo principe)
 
 
January 13

Giornate così.

Pensieri di ieri riscritti oggi.
 
Ci sono delle giornate così. Giornate in cui ti senti leggera, forse un po' malinconica, ma non per questo triste. Giornate in cui ti piace gironzolare per la casa facendo mille cose e non facendo niente. Giornate in cui ti metti a pensare. Magari con una bella canzone in sottofondo, che non guasta mai. E poi vai in camera tua e ti metti ad aprire cassetti. Come se dovessi farlo da un po' ma alla fine non era mai il momento giusto. Oggi lo è.

Fogli. Fogli scritti da me, da qualche mia amica. Scarabocchiati, sottolineati, pasticciati, colorati. Parole, immagini, ricordi lasciati su quei fogli per immortalare un momento particolare, per raccontare qualcosa di speciale, di divertente, da ricordare. Quei fogli che non fanno altro che ingombrare i cassetti ma che alla fine non butterai mai. Sorrido. Chiudo.

Secondo cassetto. Foto. Un sacco di foto. Foto di quando ero piccola, foto con mio fratello, foto dell'anno scorso. Foto che nemmeno ricordavo. Mi piacciono le foto. In particolare quelle stampate su carta, che puoi rigirare fra le mani e guardare sotto luci diverse. Che puoi chiudere in un libro per dimenticartene e ritrovarle quando meno te lo aspetti. A volte c'è più gusto così.

Terzo e ultimo cassetto. Lettere. Di quelle che ormai non ti arrivano più, con tanto di busta, francobollo e indirizzo scritto a penna. E sarebbe bello riceverne ancora, ogni tanto. Perchè una lettera ti dice che qualcuno si è seduto ad un tavolo e si è ritagliato uno spazio di tempo solo per te. E quelle parole resteranno lì per sempre, nessuna memoria piena ti chiederà di eliminarne un po'. Mica male. Chiudo.

E poi ti alzi, ti metti a fare altro, ma quando i ricordi ti prendono non puoi scappare. Devi farti torturare un po', poi ti lasceranno stare. E allora ti arrendi e ti lasci trasportare dove vogliono loro. Li lasci fare, lasci che ti girino un po' per la testa. Li accarezzi, li rincorri, li ascolti. In silenzio. Ci sono giornate così.
 
 
January 01

Parole parole parole...

Riflessioni da panettone.
  
Ok. Di parole ne diciamo e ne sentiamo un sacco tutti i giorni. Ma ci sono parole e parole. Io le divido in due categorie.
 
Ci sono parole vuote e parole piene. Le parole vuote sono quelle che muoiono nel momento stesso in cui vengono dette. E sono anche quelle che purtroppo usiamo di più. Ad esempio "passami il pane", "muoviti: è tardi" e simili. Non ti lasciano nulla. Una frase del genere muore nel momento in cui l'altro l'ha recepita. Il suo scopo finisce lì. Quelle parole sono immobili, fossilizzate. Ti muoiono davanti agli occhi e tu non puoi farci niente. 
 
Ma ci sono anche altre parole. Le parole piene. Sono quelle che hanno un qualcosa in più. Quelle che ti rimangono nella testa e lì fanno disegni strani, percorsi tutti loro. Parole che sottintendono altre parole. Parole che si moltiplicano, che prendono sfumature diverse a seconda del significato che diamo loro, a seconda della prospettiva dalla quale le guardiamo. Sono parole in movimento. Ecco, magari sono quelle che usiamo meno, forse proprio perchè sono più impegnative. Però sono quelle che alla fine ci ricordiamo, sono quelle che ci colpiscono, quelle che ci portiamo dentro. Sono quelle che vorremmo sempre sentirci dire.
 
Ecco. Ho pensato a questo. E ho pensato alle associazioni che inevitabilmente ricadono sulle persone. Persone che usano parole vuote appaiono vuote; viceversa, persone che utilizzano parole piene appaiono, in qualche modo, "piene". Poi certo, magari fosse così semplice la distinzione. Quante volte incontriamo persone che ci incantano con le loro parole. Parole vuote, ma ben organizzate. Ma se sono davvero vuote è facile accorgersene: non lasciano niente. E alla fine quel niente fa male, ma ne fa tanto. Ma questo fa parte del rischio, per fortuna o per sfortuna. Eppure questo non basta a fermarci. Alla fine, in un modo o nell'altro, siamo sempre alla ricerca di quelle parole. Le parole giuste per noi. Perchè esistono. Il vero problema è saperle riconoscere.
 
 
 
 
December 19

Bar.

 
Ma sì. Arriva un certo punto in cui ci pensi. Che ne so. Sei al bar. Magari con le amiche. Magari in una sala fumatori.
 
E poi niente, un gesto, una parola, una risata ti ci fanno pensare. Perdi il filo del discorso, guardi qualcosa, giochicchi con i fazzolettini di carta, col cucchiaino, col cellulare. Però ci pensi. E il bar per fumatori va a fare in culo. Il barista pelato si dissolve nell'aria, le voci delle tue amiche boh, non le senti più. Ti perdi in un pensiero tutto tuo, solo per un attimo, solo perchè è bello.
 
Niente. Ci sei tu. Lì davanti a me che mi guardi. Io ti guardo. Non c'è nient'altro. Non si sente un accidente. Vorrei alzarmi da quello stupido tavolo e venire là dove sei tu. Prenderti il viso tra le mani, annusare il tuo profumo, sentire che sei proprio tu. Mi dico che devo smetterla. Che sono una pazza. Ma chi se ne frega. Io ti vedo là e non posso smettere di fissarti. Non posso smettere di farlo.
 
Elly. Elly. Elly sei d'accordo con me vero? Oh Elly ma ti svegli, mi stai ascoltando? C'hai una faccia.. Eh? Ah sì. No. Mi ero solo distratta un secondo. Sì ho sentito. Ma che guardi? Non c'è nessuno. No. Infatti. Non c'è nessuno. Nessuno. Ma Dio.
 
  
November 12

Saggia follia dei sogni.

  
Questa mattina mi sono svegliata con in testa pensieri strani.
Sogni confusi. Un misto tra realtà e fantasia. Sono rimasta un attimo a letto a cercare di dar loro un po' di ordine, gustandomeli nel buio della camera.
 
C'era allegria. No un attimo: allegria non è la parola giusta. Era serenità, era voglia di vita, di libertà con conseguenti preoccupazioni e un pizzico di menefreghismo. Voglia di lasciarsi un attimo andare e mandare tutto al diavolo. Solo per un po'. E chissà se esiste una parola per descrivere una sensazione del genere.
 
C'erano mani, c'erano sorrisi e voci e capelli. E c'era della musica. Della musica che si potrebbe descrivere con gli stessi aggettivi di prima. Non so se fosse solo nella mia testa. Però io la sentivo.

C'era anche molto bianco. E c'era il profumo dell'estate.
Non saprei dire se fosse notte o giorno. Però c'era una luce calda e accogliente, quello sì.
C'era tanta voglia di sorridere. Di stare bene. Di non pensare più.
 
Saggia follia dei sogni.